| PARTENOPE
BONSAI-ART
di
GENNARO MANZONE
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L’albero presentato in queste pagine è un ginepro taiwanese , una varietà del ginepro chinensis. Questa essenza è particolarmente apprezzata dai bonsaisti per la sua vigoria e per la folta chioma di un verde intenso. Cresce in zone umide , dove le precipitazioni sono molto scarse la cui terra è argillosa ma ricca di microelementi . Esso viene coltivato come prebonsai in pieno campo nelle regioni centro settentrionali dell’isola di Taiwan. Questa essenza in alcune situazioni quali le potature drastiche i rinvasi e l’eccesso d’acqua , vegeta ad aghi. Questo è un modo per difendersi da situazioni di pericolo. Stimolato con la potatura vegeta anche sul legno vecchio. Anche gli eccessi di concimazioni fanno si che la vegetazione cresce ad aghi , per cui è consigliabile usare concimi organici a lenta cessione
Fig. 8 Particolare della lavorazione degli shari .
Fig. 7 Pulizia della corteccia Anche gli eccessi di concimazioni fanno si che la vegetazione cresce ad aghi , per cui è consigliabile usare concimi organici a lenta cessione. Ritornando alla nostra pianta , essa mi fu affidata da un collezionista che l’aveva appena acquistata, in un vivaio . Osservando attentamente l’esemplare capii che aveva già avuto una lavorazione . Quest’ultima alquanto grossolana e superficiale
TENNI MUKAU KATANA Spade verso il cielo
Fig. 1 Fronte
Fig. 3 Lato destro
Fig. 2 Retro
Fig. 4 Lato sinistro
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Fig.5 La pianta dopo la sfoltitura e la pulizia della chioma
Infatti questa tecnica si usa maggiormente quando il legno è ancora fresco. Proprio per questo le parti più dure le ho lavorate con sgorbie . Successivamente ho applicato il mastice su tutti i tagli cosi il callo crescerà uniformemente senza creare grumi . Quindi ho bruciato le parti secche e passato il liquido jin. Dopo queste operazione scelsi il fronte e la giusta inclinazione . Ora non restava che avvolgere tutti i rami anche quei più piccoli con il rame , ma notai che non pochi rami erano molto legnosi e quindi molto duri , per cui decisi per proteggerli e di avvolgerli con la rafia onde evitare che durante la modellatura si spezzassero. Decisi di non eliminare il ramo basso alla sinistra dell’osservatore perché la vena corrispondente è legata debolmente con la vena che passa da dietro la pianta , per cui aspetterò che la loro fusione sia più decisa poi credo che lo eliminerò. Ecco il risultato finale non restava che contemplare questo esemplare , questo è il momento piu importante certo è sempre un primo step ma gia si vede l’austerità l’immediatezza e la potenza che esprime questo bonsai . Sono solito dare un nome alle mie creazioni in questo caso proprio ispirandomi ai ten jin che sono come spade alzate verso il cielo . Quindi “Spade verso il cielo “ .
![]() Fig.23
Fig. 22 Dal retro dopo la modellatura .
Fig. 21
Fig. 20
Fig. 19
Fig.18 Risultato lavorazione della legna secca , con l'applicazione del mastice sui tagli .
Successivamente passai alla lavorazione della legna secca ,quindi alla creazione di jin e shari , perfezionando e rendendo più naturali le parti di legno secco che già aveva. In particolare , lo shari che parte dalla base fino a metà albero creando quelle situazioni che rendevano quella parte all’apparenza più vetusta . Soprattutto resi più ampio lo shari che da metà albero va ad allacciarsi ai ten jin. Questo per creare quel senso di avvitamento che insieme ai ten jin erano i due elementi di forza dando all’albero ordine , immediatezza e potenza Con la tecnica di strappare fili di legno un po alla volta si possono ottenere degli effetti di eccezionale naturalezza e bellezza . con le più strane forme. Purtroppo però in questo caso ho potuto farlo solo parzialmente perché quelle parti erano già secche da tempo ed il legno era già molto duro che anche se le avessi avvolto per un po di tempo con stracci bagnati non si sarebbe mai sfibrato a fili.
Fig.17 Lavorazione e perfezionamento dei then jin ![]() Fig.16. Particolare dei then jin
Fig 15. lo shari è più largo rispetto a prima, proprio per dare un senso di avvitamento alla pianta .
Fig. 14 Creazione di un jin ![]() Fig. 12 ![]() Fig. 11 ![]() Fig. 9 Tecnica che prevede lo strappo a fili di legno. Infatti oltre allo stato di abbandono generale riscontrai che : - Gli shari presenti non evocavano nessun sentimento di naturalezza . Sembravano più che altro semplicemente dei tagli imprecisi - I jin erano semplicemente rami tagliati e scortecciati senza nessuna lavorazione. - La vegetazione metà ad aghi e metà a squame era il segno di una cattiva coltivazione e quindi di quello stato di abbandono di cui sopra. Insomma una pianta da reinventare come se fosse la prima lavorazione. Per cui bisognava tirar fuori le vere potenzialità della pianta, cioè trovare e creare quei elementi che mi facessero vedere e capire , prima di scegliere il fronte . Però un elemento molto interessante lo aveva già ed erano i due ten jin che sembrano due spade. Si chiamano ten jin perchè ten significa alto ma anche alto vicino alla divinità, per cui va usato in casi particolari e su piante particolari e questa secondo me è una pianta particolare . Come prima operazione dovevo sfoltire la chioma eliminando la vegetazione ad aghi selezionando tutta la vegetazione vigorosa e d eliminando quei rami che non rientravano nel disegno finale . Con questa pulizia della chioma si è reso visibile tutta la pianta e quindi tutte le linee del tronco il suo movimento ed i suoi particolari , oltre al fatto che mi avrebbe permesso di lavorare in tutta tranquillità senza nessun impedimento. Poi passai alla pulizia del tronco , da prima staccando con un coltello la corteccia la quale era abbastanza spessa e vecchia e poi rifinendo il tutto con spazzole dolci e carta abrasiva sottile , cosi da evidenziare quel colore rossiccio delle vene.
Fig. 10
![]() Fig. 13
Fig. 24 Risultato finale . TENNI MUKAU KATANA 09/02/2008 Spade verso il cielo
Collezione di Carlo Ferraiuolo
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